Vespa Elettrica, l’abbiamo guidata. Ecco come va

Ecologica, decisamente fighetta e un po’ snob. Tecnologica tanto ma senza darlo a vedere troppo perché è un icona senza tempo. Vespa Elettrica, forse lo scooter più atteso degli ultimi 12 mesi è tutto questo. L’abbiamo provata in anteprima a Milano sull’odioso pavé meneghino, tra binari del tram e strade trafficate.

Se la prima domanda è: come va? La risposta è: bene. Certo, ci sono dei punti critici ma la Vespa alla spina è promossa. Salire in sella è una certezza, lo scooter italiano resta fedele a se stesso e la scocca non cambia rispetto alle “small body” di ultima generazione.

Cambia invece nella strumentazione, tutta digitale, che oltre al classico tachimetro visualizza l’indicazione dell’autonomia residua (in chilometri e in percentuale).

Per accenderla basta girare la chiave di accesione (un sistema keyless ci doveva stare, però, visti i 6.400 euro richiesti) e settare il driving mode. Due le opzioni: “Power ed Eco”. La prima modalità è la migliore. Vero è che l’autonomia (80 km reali) si riduce grandemente, ma lo spunto ci guadagna. E questo perché Vespa Elettrica non è un fulmine, ma si comporta meglio di un cinquantino (è tale è per il codice della strada) e soprattutto l’erogazione del motore elettrico tutto made in Piaggio e made in Italy da 4 kW è piacevole, fluida e progressiva come quella di tutti i veicoli full electric.

Dal comando sul pulsante posto a destra del coprimanubrio si possono settare vari parametri, compresi i due livelli di recupero energetico dei freni. A proposito Vespa Elettrica frena bene, ma il tamburo posteriore stride con la modernità dello scooter italiano.

I menu sono accessibili in modo abbastanza agevole ma il sistema non è velocissimo. Un po’ di reattività del software ci stava, ma stiamo parlando di inezie.

Su strada conferma le doti di Vespa. Agile e maneggevole nei passaggi stretti con il motore elettrico diventa ancora più telepatica e reattiva.

Altezza da sella adatta a tutti e abitabilita a misura di città completano il quadro di un prodotto valido e ben costruito con la sua classica scocca portante in acciaio. A onor del vero qualche finitura poteva essere migliore.

L’autonomia ci è parsa accettabila. La casa dichiara 100 km ma 80 con un uso inteligente sono alla portata di tutti e questo grazie alla batteria a ioni di litio che si ricarica ovunque. Sotto la sella si trova il cavo a spirale con terminazione shuko o tripolare industriale. Efficace infine il sistema di recupero dell’energia cinetica (KERS, Kinetic Energy Recovery System) che ricarica la batteria nelle fasi di decelerazione.

Fonte: ilsole24ore