Turismo Veneto, ecco il piano strategico, punta su innovazione e trasversalità

Caner, serve una regia, non possiamo sederci sugli allori

VENEZIA – A conclusione del percorso partecipativo avviato a dicembre 2017, attraverso 5 tavoli tematici, la Regione Veneto è giunta ad elaborare il suo primo ‘Piano strategico del Turismo del Veneto’, che nelle prossime settimane verrà adottato dalla Giunta, prima del passaggio in Consiglio. Lo ha annunciato, in occasione del congresso dedicato al tema che si è tenuto oggi mattina al Terminal Passeggeri di Venezia, l’assessore regionale al Turismo, Federico Caner, specificando che il piano sarà sottoposto ad aggiornamento continuo, tramite una governance partecipata guidata da una cabina di regia ed appositi tavoli tematici.

“La prima domanda che ci si può porre – ha introdotto Caner – è se avevamo davvero bisogno di questo piano. Se siamo qui oggi la risposta è ovviamente sì, perché non possiamo sederci sugli allori. Credo che l’ultima stagione estiva, in cui il nostro turismo ha fatto registrare numeri complessivamente buoni, ha però messo in luce anche qualche segno di perplessità”. “Ciò significa – ha proseguito – che bisogna fare attenzione a quanto sta accadendo a livello internazionale, dove mete turistiche straniere si stanno riprendendo, e la costa veneta e il termale ne hanno in parte risentito. Ciò obbliga a essere ‘sul pezzo’ costantemente, capendo che non è possibile vivere di rendite di posizione, anche perché cicliche e di breve durata”. Caner ha invitato a lavorare su tre versanti, partendo da quello strutturale, riguardo al quale ha ricordato i 20 milioni di fondi Por-Fesr già investiti in 104 interventi sulla pianura (comparto riguardo al quale ha annunciato un prossimo nuovo bando da 6 mln) e i due bandi specifici per la montagna, che hanno consentito di intervenire sulle strutture.

“Un altro tema importante – ha insistito – è quello dell’innovazione e della differenziazione dei prodotti turistici. Dobbiamo crearne di nuovi, dei club di prodotto, sfruttando i fondi comunitari. Quelli dedicati alle reti di impresa, ad esempio, hanno avuto il grande merito di mettere insieme le imprese, obbligandole a dialogare tra loro”. Il terzo punto messo riguarda il versante organizzativo. “Bisogna agire da subito su questo fronte: le DMO e le OGD – ha detto – devono fare un salto di qualità: non essere solo tavoli di concertazione, ma darsi una dimensione organizzata e operativa sul territorio. Per il terzo anno consecutivo abbiamo confermato il nostro contributo: chi non riuscirà, avrà fallito e la Regione non potrà non tenerne conto”. Poi una considerazione sulla gestione regionale: “quando sono arrivato – ha ricordato Caner -, ho trovato una Regione senza regia e senza organizzazione, in cui ognuno andava per proprio conto. La dimensione organizzativa è dunque il compito più importante che ci stiamo dando, credo che il piano strategico possa dare risposte precise”.

Sono sei (‘Prodotti turistici’, ‘Infrastrutture’, ‘Turismo digitale’, ‘Accoglienza e capitale umano’, ‘Promozione e comunicazione’, ‘Governance partecipata’) gli assi attorno a cui si sviluppa il piano. “Perché – ha continuato l’assessore – il piano arriva ora? A quasi cinque anni dalla legge 11 del 2013, abbiamo 16 OGD o DMO, 13 consorzi di imprese turistiche e 7 uffici Iat operativi sul territorio. La dimensione organizzativa è dunque partita e, pur potendo migliorare, non possiamo più tornare indietro. Anche a livello nazionale è stato varato un piano per il periodo 2017/22: era logico che anche noi avessimo bisogno di dotarci di una riorganizzazione di più lungo periodo”. “Il piano – ha aggiunto – ha dei principi di fondo precisi, dei quali, per me, i più importanti sono tre. Il primo è l’innovazione, che deve riguardare sia il prodotto, creando nuovi prodotti turistici, sia i processi, che vanno riorganizzati, per essere competitivi, con un’attenzione particolare al tema del digitale. Il secondo è la trasversalità, la collaborazione tra filiere produttive del turismo. Dobbiamo puntare sul brand ‘The land of Venice’ come marchio di co-branding e packaging, perché vorremmo che il marchio venisse utilizzato anche sulle produzioni agro-alimentari, collegando il territorio agli aspetti turistici. Il terzo è l’accoglienza: abbiamo la volontà di creare la carta fondamentale dell’accoglienza, attraverso un progetto di accoglienza diffusa”.

“Grazie agli operatori – ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia – per quello che hanno fatto, mettendosi tutti a disposizione, perché questo fenomeno ci fa fare bella figura in tutto il mondo. E bisogna ricordare che se il turismo va è perché ci sono gli operatori”.

Fonte: ansa.it