Il magazzino dinamico di Fileni apre l’era 4.0 della logistica avicola

È un investimento record per risorse dedicate e struttura realizzata quello che il gruppo Fileni, leader italiano delle carni avicole bio, ha inaugurato a Cingoli, nel Maceratese. Un hub distributivo di 5.100 metri quadrati ad elevatissima automazione per il fresco, il più grande magazzino a casse del genere in Italia che ha assorbito 18 milioni di euro, tra muri, impiantistica e software. Un progetto senza precedenti per entità anche per le casse della famiglia Fileni, all’interno di un piano di sviluppo che ha destinato 90 milioni di euro negli ultimi tre anni a espansione, ammodernamento ed efficientamento dei siti produttivi. E ha in programma altri 50 milioni di investimenti (30 solo per gli allevamenti) tra 2019 e 2020.

L’inaugurazione del magazzino dinamico, dove confluiranno i prodotti dei due stabilimenti Fileni di Cingoli e Castelplanio (con gestione totalmente automatizzata di pesatura, etichettatura, prezzatura e spedizione) è stata l’occasione per tagliare simbolicamente il nastro di altri due grossi interventi realizzati dal gruppo: la ristrutturazione e conversione al biologico dell’allevamento di Montecappone e il mangimificio bio di Jesi. Nonché per presentare il preconsuntivo dell’azienda avviata nella Vallesina 52 anni fa e che chiuderà il 2018 superando per la prima volta i 400 milioni di euro di fatturato (408 per la precisione, con un +12% su base annua e un +33% per il segmento dei prodotti a marchio Fileni), un Ebitda in salita del 32% e un utile raddoppiato a 10 milioni di euro.

«Da qualche anno abbiamo aumentato gli sforzi per rendere la nostra filiera più moderna, efficiente, sostenibile e sempre più concentrata nel territorio di origine. Aumentando il numero degli allevamenti bio, acquisendo il mangimificio di Jesi e ora con il nuovo magazzino dinamico», sottolinea il presidente e fondatore del gruppo, Giovanni Fileni, mostrando al ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio le tecnologie della piattaforma logistica 4.0: 108 navette, 18 elevatori, 2,6 chilometri di convogliatori motorizzati, 5.700 fotocellule, 50 scanner e un sistema software che monitora ogni passaggio e ogni meccanismo da remoto .«Occorre una legislazione che tuteli chi fa veramente il biologico, senza trucchi. Perché non è possibile che un agricoltore davvero bio faccia rese uguali o superiori a quelle della coltura convenzionale. Il nostro Paese – afferma Centinaio – è quello che maggiormente sta lavorando sul biologico, questo è un valore che va riconosciuto a livello europeo e su cui stiamo lavorando come Governo per migliorare sempre di più la parte legislativa, e per cercare di portare sempre più cibo bio nelle mense scolastiche.

E a proposito della manovra, il ministro aggiunge: «Mi rendo conto che i fondi a disposizione non sono tantissimi e dunque in primo luogo cercheremo di dare risposte a coloro che operano nelle zone più colpite dai danni. Inoltre siamo al lavoro per migliorare l’innovazione tecnologica e per permettere ai giovani di poter lavorare sempre più in agricoltura e nel turismo». Aggiunge il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli: «Fileni è un marchio di rilevanza nazionale ed europea nel settore biologico. È chiaro che un’azienda di questo livello affronti l’industria 4.0, cioè l’applicazione delle intelligenze e delle tecnologie di automazione nell’efficientamento delle sue attività, proprio sulla base delle sue caratteristiche. Tutte scelte che la portano di essere ancora più competitiva, in grado di crescere e di continuare quell’importante lavoro che ha fatto in tutti questi anni grazie alla capacità di rispondere a un mercato sempre più esigente ma che diventa la dimensione naturale per la nostra agricoltura ed i nostri allevamenti che fondano la loro storia sulla qualità». Fileni dà lavoro a quasi 2mila persone nei suoi stabilimenti marchigiani.

Fonte: Il Sole 24 Ore