Banche italiane meglio delle tedesche

Stress test positivi, Intesa al vertice. Soffrono Deutsche Bank e le francesi SocGen

Sorpresa: le banche italiane resistono meglio allo stress delle tedesche e francesi. Lo dimostrano i risultati degli esami dell’Eba, l’autorità bancaria europea.

Che fanno salire Intesa Sanpaolo ai vertici degli istituti più virtuosi in termini di Cet 1, l’indice di tenuta patrimoniale che in caso di scenario avverso – ovvero di choc finanziario – al 2020 sarebbe comunque al 10,99% considerando gli effetti dell’aumento di capitale del luglio 2018 e della conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie dell’agosto scorso. «I risultati collocano Intesa ai vertici europei e confermano la nostra banca un chiaro vincitore di questo esercizio», ha brindato l’ad, Carlo Messina. Soddisfatta anche Bankitalia: «Le quattro banche italiane hanno registrato risultati in linea con le altre banche europee vigilate dalla Bce ma anche con la media totale del campione esaminato dall’Autorità bancaria europea», si legge in una nota dell’istituto guidato da Ignazio Visco.

In forte miglioramento la performance di Unicredit, che grazie anche al maxiaumento di capitale da 13 miliardi realizzato lo scorso anno, registra un punto di caduta al 9,34%, decisamente superiore al 7,12% di due anni fa. Banco Bpm e Ubi registrano Cet1 2020 in condizioni di stress rispettivamente all’8,47% (contro il 9,05% del Banco Popolare due anni fa) e all’8,32% (8,85%).

A vestire i panni di cenerentole del credito sono le banche tedesche: in caso di scenario avverso il capitale di Deutsche Bank è indicato per il 2020 al 8,14% contro il 14,65% del 2017. La maglia nera in Germania va comunque a NordLB, istituto partecipato dai Laender della Bassa Sassonia e della Sassonia Anhalt: nello scenario di crisi nel 2020 il capitale della banca, che adesso dovrà presentare un piano di risanamento, è crollato al 7,07%. In Francia il risultato peggiore con scenario avverso sarebbe quello di Société Générale, che passerebbe da un Cet1 dell’11,38% del 31 dicembre scorso al 7,61% del 2020.

Risultati poco brillanti pure per le quattro britanniche sullo sfondo delle incognite della Brexit: con uno scenario avverso al 7,28% nel 2020 per Barclays, all’8,55 per Lloyds, al 9,42 per Hsbc, al 9,93 per Rbs. Rispondono, invece, generalmente bene gli istituti di credito spagnoli: Santander e Bbva sono al di sopra del 9%, Sabadell all’8,40 per cento.

Meglio, però, non abbassare la guardia sulla tenuta degli anelli più deboli del sistema bancario italiano. Per diversi motivi. Il primo è che sul fronte dei rendimenti dei bond sovrani, lo scenario avverso previsto nei test per l’Italia appare paradossalmente migliore della situazione attuale. Dalle previsioni dell’Eba, infatti, si evince che nell’arco del triennio lo spread maggiore ipotizzato tra i rendimenti di Btp e Bund è pari a 250 punti base (nel 2020), a fronte degli attuali 290 e dei picchi oltre quota 300 toccati negli ultimi mesi a seguito delle incertezze del mercato sulla manovra economica approvata dal governo. Non solo. In parallelo ai test dell’Eba, la Bce ha messo sotto esame sei istituti italiani – Carige, Bper, Mediobanca, Popolare Sondrio, Iccrea e Credem – di cui sono state considerate le dimensioni minori e la ridotta complessità. Per questi test non è prevista alcuna comunicazione nè una soglia minima di capitale ma in caso di scenario avverso solo Carige avrebbe presentato una situazione di fragilità, comunque con un Cet1 superiore a quello richiesto.

L’esito degli stress test precede, inoltre, un altro appuntamento chiave per il comparto italiano: quello della comunicazione al mercato dei risultati finanziari del terzo trimestre. Si parte martedì 6 novembre con i conti di Intesa per poi proseguire il giorno seguente con quelli di Ubi e Banco Bpm, mentre giovedì 8 toccherà a Unicredit.